Dall'Angelo di Verola
Supplemento al n.12 dicembre 2012


Don Luigi Bracchi


Don Luigi Bracchi

Il giorno dei funerali del nostro amato Parroco Don Luigi la chiesa era gremita di fedeli riuniti a pregare per il loro pastore e alla ricerca di una preziosa parola di conforto che il Vescovo Mons. Luciano Monari non ha mancato di rivolgerci. Fra quella folla c'eravamo anche noi, componenti del Coro Par­rocchiale "S. Lorenzo", che dalla nostra solita postazione abbiamo animato la liturgia pregando e cantando a suffragio di don Luigi; avremmo desiderato, per il bene che volevamo al nostro Parroco, omaggiarlo di chissà quali grandi e solenni brani musicali del nostro repertorio, ma quale grande difficoltà! Il nodo nella gola limitava pesantemente le possibilità del canto e la sensazione per tutti era quella di cantare non solo al funerale del proprio pastore, ma a quello del proprio padre. Sì, perché alla fine egli è stato un padre per noi: per come egli concepiva il nostro gruppo, per quanto gli stava a cuore la nostra attività, per gli interventi di orientamento sulla nostra attività, per la soddisfazione di vederci sempre così numerosi.

Il caro don Luigi non aveva grandi doti canore, ma nella sua profonda ed estesissima cultura sapeva apprezzare e gustare a pieno tutto ciò che è bello e raffinato, anche nell'arte musicale. Conosceva bene i nostri brani e ne apprezzava a fondo l'andamento musicale e soprattutto il testo, in particolare quello in latino, lingua da lui amata e profondamente conosciuta (tanto da saper tradurre in estemporanea anche le più complesse frasi latine). In virtù di questo spirito raffinato e colto avrebbe certamente voluto e potuto gustarsi il canto del Coro polifonico nel contesto di cerimoniali solenni o riti dal carattere grave e maestoso, ma egli mai se lo concesse: avrebbe potuto escludere qualche anima semplice dalla partecipazione alla liturgia e tutti sappiamo come proprio gli ultimi gli stavano a cuore. Ecco allora la sua azione di padre ed educatore, che, pur avendo magari desiderato incentivare la pratica di un repertorio sempre più elaborato e ricco, raccomandava sempre di tenere in considerazione le possibilità di tutti e, rischiando talvolta di urtare e smorzare l'entusiasmo degli "addetti ai lavori", chiedeva di coinvolgere sempre anche l'intera assemblea.

Don Luigi aveva molto a cuore ogni gruppo della nostra comunità, e così anche il Coro Parrocchiale, ma non tanto per l'attività svolta (già di suo importante), ma soprattutto per le persone che lo componevano, ognuna con le proprie capacità, con le proprie aspettative, con le proprie gioie e i propri problemi.

Non era l'uomo dei grandi complimenti, e non di certo perché fosse arido, ma piuttosto perché, da grande saggio qual era, non si sarebbe mai reso istigatore di vano orgoglio in chi serve Dio nella liturgia: quanto sapeva essere coerente con il Vangelo! Invece, non è mai mancato il suo puntuale e sincero "grazie", specie per aver reso partecipata e interiormente sentita una celebrazione liturgica. In verità, egli gioiva del fatto che la sua Parrocchia possedesse un coro polifonico, e non mancava di sottolineare le nostre capacità a sacerdoti o Padri forestieri che giungevano in Verolanuova per le grandi celebrazioni. Proprio quindici giorni prima della sua scomparsa, dopo aver presenziato al grande concerto d’organo con la partecipazione, nella seconda parte, del Coro S.Lorenzo, tenutosi nella vigilia della solennità della Beata Vergine del Rosario il 13 ottobre u.s., ancora con l’animo pieno di gioia per la splendida serata, confidò a uno dei responsabili del corso .”E’ stata una grande elevazione spirituale per me e per la comunità, ma il grandioso concerto per il mio animo è iniziato quando il mio Coro ha solennemente innalzato la lode a Dio". Eppure, pur ritenendoci il "suo" coro, non interferiva mai con imposizioni calate dall'alto, ma lasciava massima libertà di decisione, solo vigilando "a distanza", proprio come fa un padre saggio. In quell'occasione apprezzò molto il grande inno corale alla Resurrezione "Risorgete a nuova vita" di J.S. Bach, quello stesso inno che solo quindici giorni dopo risuonò potentemente in Basilica riecheggiando dalle sue volte, quale saluto solenne della Chiesa mentre la bara di Don Luigi lasciava la sua vera casa.

E la nostra speranza è riassunta proprio nel prezioso testo di questo canto: "Risorgete a nuova vita, uscite morti dalle tombe: risuona il grido del Signor! Quanti avete in Dio creduto e in lui riposta la speranza, per voi discenda il Redentore" È con questa cristiana certezza che amiamo pensare il caro Don Luigi gustare ora il canto celestiale dei cori angelici e da lassù sorriderci ogni volta che noi coralmente eleveremo le più belle lodi a Dio.

F.Azzola

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